Le istanze di fallimento nella città di Ascoli Piceno sono pressoché raddoppiate (+95%) nel 2009 rispetto al 2008. Si tratta di una delle percentuali più alte - la seconda dopo Imperia - tra le città italiane prese in esame. "Questi dati - rileva Gino Sabatini, presidente della Cna di Ascoli Piceno e vicepresidente della Camera di commercio - rendono ancora più chiara la situazione di crisi che stiamo vivendo, senza contare che i nostri numeri sono ben più gravi rispetto alle altre province delle Marche. Il secondo peggior dato marchigiano sui fallimenti è infatti di Pesaro, con un aumento del 40%, il che vuol dire - prosegue Sabatini - che ad Ascoli va peggio e di molto". Secondo Sabatini le imprese ascolane "risentono della forte e dannosissima rigidità dei parametri applicati dalle banche sul fronte del credito", e "però sono riuscite in buona parte a mantenere i livelli occupazionali e, quindi, anche gli standard di qualità ormai indispensabili per resistere sul mercato globale". "Istituzioni ed enti locali - conclude - hanno il compito di governare e agevolare una ripresa fatta di piccole eccellenze territoriali che devono riuscire a saper fare sistema e sinergia produttiva".










