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Strappo Berlusconi-Fini: le ricadute nelle Marche

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30 Luglio 2010 - "Dolore e amarezza per coloro che, stando ad alcune voci, si accingerebbero a lasciare il Pdl marchigiano, e con i quali ho condiviso un percorso non solo politico ma anche umano". Così il vice coordinatore del Pdl Carlo Ciccioli, dopo la rottura fra Fini e Berlusconi, che potrebbe avere ricadute anche nelle Marche.

Che argomenta: "divaricarsi dal Popolo della Libertà, da Berlusconi, dal centro destra, è un puro e semplice tradimento, sia per i militanti di partito che per i sostenitori e gli elettori". "Il Popolo della Libertà - ricorda - è la naturale conclusione del progetto politico della destra, cominciato con l'Msi, isolato e perseguitato negli anni del dopoguerra e nei successivi anni di piombo, con Alleanza Nazionale che si era conquistata sul campo legittimità istituzionale e politica nonché peso elettorale, e con il Pdl, che rappresenta il definitivo consolidamento della destra nel Governo, nelle istituzioni e nelle amministrazioni locali, attraverso la conquista di vertici istituzionali a qualsiasi livello".

"In questi anni prima, che un movimento politico la destra é stata una comunità umana, che è passata attraverso momenti tormentati e percorsi esistenziali difficilissimi. Per cui allontanandosi, chi se ne va rompe con la casa madre verso un altro percorso politico, a sinistra, e inevitabilmente lo strappo è anche sul piano umano, diversamente da quanto potrebbe accadere con persone provenienti da altre storie politiche".

"Il 90% della disciolta Alleanza Nazionale - assicura Ciccioli - si riconosce nel Popolo della Libertà e nella leadership di Berlusconi, che, pur con difetti e limiti, é comunque l'unico esponente politico con il quale, tra mille ostacoli ed impedimenti, si sta riformando e modernizzando l'Italia".

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